Fraudologia

Odifreddi e il non senso (logico) di Wikipedia

In Teoria on 28/11/2012 at 4:28 pm

E’ da quando Odifreddi ha scritto il post sul suo (purtroppo ex) blog che ci rimugino. Il matematico impertinente scrive di come Philip Roth non fosse riuscito a precisare su Wikipedia un dettaglio a proposito di un suo romanzo, in quanto (secondo le logiche di Wikipedia) non era da da ritenersi “fonte attendibile”.

Prosegue Odifreddi:

“A me, a dire il vero, era andata anche peggio. Dopo aver sopportato per anni di vedere la pagina a me dedicata (da altri) riportare soltanto la mia attività di “polemista anticristiano”, criticata soltanto dai fondamentalisti religiosi, ho provato ad aggiungere (da me) altre notizie sul resto della mia biografia. Niente da fare: venivano sistematicamente cancellate, con l’intimazione di provare che “io ero io” e, in ogni caso, di corroborare i miei ricordi con la citazione di fonti secondarie, appunto. Cosa che ho fatto, fino a dove ho potuto: salvo vedere, a volte, le notizie corrette sulla base di altre fonti che, evidentemente, su di me ne sapevano più di me. [cut] Ad esempio, io sono andato a scuola con Briatore, e l’ho ripetuto due o tre volte su Wikipedia. Ma, non avendolo mai scritto altrove, la notizia è sempre stata cancellata da qualcuno, forse per evitare un millantato credito (o discredito). Ora, però, l’ho scritta qui: diventa per questo “attendibile”, e degna di tornare e rimanere sul sito?”

Gran bella domanda. Odifreddi identifica il pivot della questione sulla domanda di Pilato (“che cos’è la verità”); io invece voglio concentrarmi sul concetto di “fonte attendibile”: può il soggetto in causa essere “meno attendibile” di un giornale che riporta una notizia riguardo il soggetto stesso? Un’informazione diretta è meno attendibile di una mediata, magari più volte?

Siamo di fatto davanti a un paradosso, ma ancora:

Quando fidarsi della dichiarazione del soggetto e quando avvalorarla (o screditarla) attraverso l’interrogazione di altre fonti?

Sono le domande fondamentali quando si svolge attività di Intelligence. La teoria insegna che un’analisi adeguata prevede l’utilizzo di un Reliability Model, nel quale si dà un valore di “affidabilità” alla fonte e uno di “plausibilità” all’informazione originaria; l’incrocio dei due valori fornisce il valore complessivo dell’informazione. Il fatto di avere un’informazione riportata allo stesso modo da più fonti non deve però avere ripercussioni moltiplicative sul valore dell’informazione: oggi internet vive di copia/incolla; non è quindi possibile dare più valore a un’informazione solo perché “più siti” la riportano. Può però darci un’idea della Reliability proprio di quei siti, soprattutto se analizziamo in quanto tempo essi replicano la notizia e in quanto tempo (e se!) la correggono o rettificano; sono un classico esempio le bufale che numerosi rispettabilissimi quotidiani online propongono senza alcuna verifica delle fonti. Fonti che, per l’appunto, sono molto più affidabili dei numerosi intermediari che poi le fanno giungere ai fruitori.

Il numero di fonti che riporta un’informazione è dunque ininfluente ai fini dell’avvaloramento dell’informazione? Con cautela, ma quasi certamente sì.

 

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